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Lettere e Numeri

intercettazioni, vignetta di VauroLe Lettere formano parole, le parole frasi, le frasi discorsi e i discorsi bugie.

I Numeri formano dati, i dati informazioni, le informazioni sistemi e i sistemi bugie.

Le Lettere e i Numeri forniti in questi giorni formano solamente bugie. Ma ci possono anche far capire chi mente. Se non riusciamo nemmeno a distinguere le parole messe nero su bianco o un numero incontrovertibile, direi che il dibattito sulle intercettazioni finisce esattamente qui.

Mi sono imbattuto per caso in una trasmissione serale su una emittente locale (credo) piemontese, tal “VP”, in cui erano ospiti Gioacchino Genchi, il tecnico delle intercettazioni su tutti i giornali in questi giorni, Peter Gomez, giornalista de “L’Espresso”, Gaetano Pecorella, parlamentare e avvocato PdL, Leoluca Orlando, parlamentare idV ed ex-sindaco di Palermo ed altri.

Ne è venuto fuori un quadro sconcertante della realtà: i numeri che ci sono sui giornali sono falsi, i fatti raccontati sui giornali sono falsi, si usa questa vicenda dell’archivio di Genchi come pretesto per la legge contro le intercettazioni.

Pecorella, furbacchione, ha tentato in tutti i modi di far dire a Genchi chi sono le persone che lo vogliono incastrare e perchè i ROS avrebbero falsificato i dati (Genchi invece ha detto che i dati sono stati mal interpretati) sapendo perfettamente che se gli fosse sfuggito qualcosa Genchi avrebbe pagato penalmente le affermazioni come violazione del segreto istruttorio.

Genchi non ha abboccato e Pecorella gli ha detto che svia le risposte. Da che pulpito.

Si parla di intercettazioni mentre Genchi riferisce altre cose: si tratta solamente di tabulati utili per creare connessioni tra le persone. Infatti, secondo il tecnico, nessuna intercettazione era stata realmente effettuata nella vicenda “Why Not“, indagine avocata a De Magistris con cui collaborava appunto Genchi.

Ma non finisce qui. Racconta infatti che tutto il clamore attorna alla vicenda De Magistris parte da appena 759 tabulati. Per ogni persona ci sono più tabulati, una per ogni numero di telefono. Questi aumentano di numero, a quel che si è capito, solo dal momento in cui avviene la fuga di notizie, interna alla procura di Catanzaro, sull’omicidio Fortugno e la strage di Duisburg. Per vederci più chiaro di come fu possibile questa fuga di notizie,  cominciarono a fare indagini più ampie ma furono subito fermati. Denunciò a Caserta i fatti, Caserta chiese a Catanzaro i tabulati per verificare e Catanzaro negò l’autorizzazione. Da lì la fantomatica “guerra fra procure”.

Ora l’orizzonte è quindi fosco: se sulle pagine dei giornali lo attaccano (“il piu’ grande scandalo della storia della Repubblica” dice Silvio, dimenticando Tangentopoli, per citarne solo uno) lui scopre le carte e rilancia:

Forse sono altri che danno scandalo – dice in una intervista al Secolo XIX – ad esempio quel parlamentare che ha intestato a suo nome decine di schede telefoniche e le ha distribuite ai suoi conoscenti. Schede che giravano per tutta la Calabria e che non si potevano controllare, perche’ erano coperte dal segreto parlamentare”. Circa l’identita’ di questo parlamentare Genchi dice di essere pronto a rivelarla ”non appena la Commissione Antimafia mi convochera”’. L’ex funzionario di polizia sostiene che ”c’e’ la prova provata” che non sia stato il parlamantare ad usare il telefono perche’ ”ha partecipato a una votazione in Parlamento. E non poteva essere coperto da un ”pianista”, perche’ era una votazione ad appello nominale. Eppure, mentre lui era a Roma a votare, altre schede telefoniche a suo nome avevano contatti inquietanti in Calabria. Ma non si sarebbero mai potute intercettare se non chiedendo l’autorizzazione alla sua Camera. Come dire? A quel punto non sarebbe servito a nulla”.

Gioacchino Genchi

La politica risponde a tutto questo con emendamenti al ddl sulle intercettazioni: DiPietro si infuria perchè dai reati sono spariti insider trading e aggiotaggio, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo si affretta a dire (link, ore 10 circa) che  ” si e’ trattato solo di un errore di copia, di battitura. Abbiamo gia’ rimandato l’emendamento corretto in commissione Giustizia”. Il giorno stesso, ore 19:28 l’ANSA annuncia:

Il governo, con un emendamento al Ddl intercettazioni, ha riconfermato la legge attuale per quanto riguarda i limiti di ammissibilità. Con una sola eccezione: non si potranno più intercettare i reati di ‘insider trading’ e aggiotaggio.

Ci pigliano per il culo.

Le Parole non valgono, i Numeri si cambiano. Bugie.

Per essere pragmatici, il ddl prevede di ridurre le intercettazioni di tutti i tipi: sia telefoniche sia ambientali.

Di Pietro denunciato per offese al Capo dello Stato, mai avvenute se si fossero solamente ascoltati l’intervento (se lo volete, è qui) su questo strano mezzo quale è Internet. Ma probabilmente neanche vogliono farlo, il signor Dominioni Oreste, il denunciante, presidente dell’Unione Camere Penali Italiane, nome altisonante per una associazione di avvocati. Forse perchè non tutti sanno che il signor Dominioni è l’ex avvocato di Silvio Berlusconi.

Peccato che le Parole non abbiano significato neanche quando le si firma in prima serata su una scrivania in noce gentilmente offerta da Mamma Rai: puoi dire tutto, purchè lo dici da Vespa.

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Mamma mia dammi cento lire…

centolireMi sono preso una vacanza mentale!

Ieri è stata una giornata storica, davvero commovente. Un bel discorso, seguito con trepidazione da molti.

Ovviamente sto parlando di Kakà, che ha deciso di restare al Milan. I soldi non sono tutto, ha detto: per il dispiacere di Silvio che, con il suo classico stile, aveva già accettato l’offerta milionaria ma poi ha ritrattato dicendo che era contento della scelta del giocatore.

Obama ha fatto un discorso tenue, direi color pastello. Molti cambiamenti ma non abbastanza, discontinuità ma non troppo, ha detto cose per il futuro in questo mondo di vecchi. Bel discorso, coraggioso in alcuni punti, anche se mi aspettavo sinceramente di più.  Non dico un “I have a dream”, ma qualcosa di forte da ricordare, da scrivere sui libri di storia magari.  Mentre il nuovo presidente USA giurava, La7 trasmetteva in diretta, Rai2 e Rai3 facevano uno speciale sull’evento, Rai1 aveva la “Vita in diretta” (il classico “contenitore”, di vuoto), su Rete4 c’era uno spaghetti western, su Canale5 il Grande Fratello e su Italia1 la pubblicità. Giuro, ho fatto zapping.

Di Pietro e la questione morale dell’IdV: campagna denigratoria dalle prime pagine de “il Giornale” (è la terza, e dico la terza, che parte su quel quotidiano contro l’ex PM) che si rivela una “bufala“, parole di Vittorio Feltri il quale decreta conclusa la vicenda e che Tonino ha chiarito tutto ed è immacolato. Peccato che l’aveva già deciso il tribunale nel marzo 2008, archiviando proprio quelle inchieste a cui faceva riferimento il giornale della famiglia Berlusconi. Il figlio indagato? “Continuate ad indagare a fondo”, ribadisce Tonino. Linea che non viene tenuta solitamente da tutti gli esponenti politici… Infine, Di Pietro senior non è indagato in effetti, quindi cosa c’entra lui se il figlio ha commesso veramente qualche reato?

Due casi molto simili, a mio parere, li abbiamo invece proprio dentro i dicasteri.

Indagato il ministro Sacconi per il caso Englaro: con la lettera che ha inviato alle cliniche minacciandole, alla fin fine, di chiusura se avessero portato a termine la sentenza del tribunale. “Non mi farò intimidire”, replica il ministro, non cogliendo il fatto che è proprio per intimidazione che è indagato lui.

Alfano, ministro (ahah) della Giustizia con una lettera invita il CSM a prendere provvedimenti nei confronti di alcuni PM. E il CSM esegue. “Poche ore dopo il Riesame di Salerno, unico tribunale abilitato a giudicare il merito del sequestro delle carte Why Not, lo conferma in toto” (fonte: VoglioScendere.it) e quindi i PM avevano ragione. La decisione del CSM è stata revocata? Certo che no!

Questi sono due casi paralleli in cui un ministro va contro le decisioni prese dal Tribunale e usa il suo potere per indurre qualcuno a comportarsi come vuole lui (lui chi? non siate ingenui!). Il vero problema è che ci dovrebbe essere la separazione dei poteri tre politica e magistratura, e qui non viene minimamente rispettato. Un incrocio pericoloso che crea dei precedenti: nessun ministro s’era mai permesso tanto.

Una domanda: perchè dire che forse Israele non è stata proprio oculata nella capagna militare a Gaza è da antisemita, comunista, antidemocratico ecc ecc ecc? Per quanto motivata sia stata l’azione militare, Israele ha fallito a Gaza: non c’è dubbio! Hamas è scappata, la popolazione ha subìto. Non c’è niente di strano nel dire che non è stata una guerra (“contrasto […] fra Stati”, Zingarelli) ma un genocidio (“tentativo di distruggere tutto o in parte un gruppo nazionale [..]”, sempre Zingarelli). Se le parole vogliono ancora dire qualcosa.

Infine: se l’operaio Gino della FIAT resta a casa, non ha i soldi per prendersi il televisore. La fabbrica di televisori chiude se nessuno compra e gli operai non hanno soldi per comperarsi il pane. Il panettiere chiude se nessuno compra il pane, e di conseguenza non potrà più comperarsi la FIAT CUBO per fare le consegne. Se non può comperarsi la FIAT CUBO, la FIAT chiude e così Gino resta ancora a casa. Se Gino, nonstante sia a casa, invece di prendere 500 euro di cassa integrazione ne prende 1000, in due mesi riesce a comperarsi la tv nuova e poi via con l’effetto domino sulle altre categorie…è così tanto complicato?

PS: ieri sera a Ballarò Bersani ha detto, più o meno: “Obama dice bene. Bisogna togliere a chi ne ha e dare a chi non ne ha. Più tasse ai ricchi, partendo dai politici in su, e intanto racimoliamo qualcosa da redistribuire”. Fitto, sottosegretario a ‘sta minchia credo, gli ha gridato “QUESTA E’ DEMAGOGIA!” una decina di volte di seguito, schiacciato dagli applausi. Demagogia, caro Fitto, vuol dire “Arte di accattivarsi il favore delle masse popolari con promesse di miglioramenti economici e sociali difficilmente realizzabili” (fonte: Zingarelli). Vorrebbe dirci  che è “difficilmente realizzabile”? Ha paura, per caso, di perdere l’elettorato che l’ha votato? Suvvia, sia ragionevole: se fate un provvedimento in tal senso perde il 3% di gente abbiente e si guadagna il consenso del 97% che abbiente proprio non è. O ci sono altre motivazioni?