133: La Lavagna Non Basta

La protesta studentesca continua contro la Legge 133/2008 della Gelmini. Come oramai sanno tutti, non si tratta di mestro unico e grembiulini, specchietto per allodole, ma di soldi sonanti.

Chi frequenta l’Università vera, non quella che ha in testa il Governo, sa che di sprechi ce ne sono ben pochi, di strutture pochissime, di soldi pure, di opportunità ben che meno.

La manifestazione sta proprio qui: manifestare a chi comanda che sbaglia di grosso nel tagliare i fondi del 20%.

Modi e tempi possono essere discutibili. Ma se chi (come me) ha vissuto, secondo il Governo, in tempo di “vacche grasse” gravi disagi nell’insegnamento (laboratori chiusi o vecchi, riscaldamenti ad intermittenza per risparmiare, ricerca senza fondi, aule inadeguate ne bene e nel male), già si immagina come potrà essere in tempo di “vacche magre”, situazione tutt’altro che lontana.

Appelli a profusione di “pugno duro” che alimentano il fuoco. Appelli a profusione di “state calmi” che fanno incazzare.

A Veltro’, la legge è passata da ‘n pezzo, ‘azzo stai a dì: ma quanno te svegli?

In questo clima simpaticissimo, ti fai due conti e pensi: vabbè, questi soldi li hanno risparmiati, tiriamo avanti una situazione finanziaria che zoppica e poi si vedrà.

Sarebbe anche un discorso che fila. Come al solito ci sono i però.

Uno dei però che saltano all’occhio sono i 20 milioni di euro stanziati per comperare 10.000 “lavagne interattive multimediali” (Lim).

Dal momento che la matematica non è un opinione, 20milioni/10mila= 2.000 euro a lavagna.

I conti sono presto fatti: in una città come Verona (solo il centro) ci saranno almeno una ventina di scuole medie (nell’elenco Rosani, King e Giovanni XIII sono 3 scuole diverse!). Per ogni scuola ci saranno almeno 3 classi (1°A, 2°A, 3°A) e un paio di sezioni (A e B). Dal momento che le lavagne sono sì mobili, ma bisogna installare il proiettore, ce ne vorrà almeno una per classe. Mettiamo che si organizzino, ce ne vuole almeno una per sezione.

20 x 2 = 40.

I capoluoghi di provincia, di cui Verona è una buona media come numero di abitanti, sono 118.

40 x 118=4720.

E sono capoluoghi di provincia!!! Quindi ci sono anche scuole in provincia (ricordo che ho fatto il conto di 20 scuole solo nel centro di Verona). Presupponiamo, stima eccessivamente per difetto, che ci siano 20 scuole per provincia.

Qui o al ministero dell’Istruzione non sanno fare i conti o c’è l’imbroglio. Anche facendo il conto di una sola lavagna per scuola, sarebbero 2.360 le lavagne da installare…

Per prova del 9 sono andato sul sito del Ministero dell’Istruzione. C’è un motore di ricerca e se si inserisce nella tipologia “scuola secondaria di I ordine” il risultato è quello aspettato: 7.200 istituti. Anche se si mettesse una sola lavagna per istituto, 5.200 sarebbero penalizzati.

Erano quindi proprio necessario spendere 20 milioni di euro in una cosa palesemente inutile, o quantomeno in un progetto fuori portata?

PS: le lavagne installate dovrebbero essere queste (link). PResupponendo che non vogliono fare diventare tutti i bambini miopi, la lavagna scelta credo sia quella da 77 pollici (link) con un prezzo che sia aggira intorno ad € 2.172,80 (Iva esclusa), 2.500 euro totali. E questo è il prezzo per il pubblico: mi domando come uno Stato non riesca ad avere dei prezzi vantaggiosissimi su questo genere di oggetto.

Più o meno per lo stesso motivo con cui le tecnologie per le intercettazioni telefoniche lo Stato le affitta ogni anno invece di comprarle. Il costo di suddette tecnologie, affermano le forze dell’ordine, verrebbe ammortizzato in mesi 6. Pazzesco.

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44 Responses to “133: La Lavagna Non Basta”


  1. 1 Luca 23 ottobre, 2008 alle 3:52 pm

    E’ vero mi sa che la lavagna è un grande giocattolo tecnologico per l’insegnante e rappresenta al tempo stesso un abbaglio, meglio qualcosa con cui abbagliare l’opinione pubblica e il senso comune.

  2. 2 Alberto Vesentini 23 ottobre, 2008 alle 4:22 pm

    io spero solo che non sia un modo come un altro per far seculare qualcuno…

  3. 3 jan87 23 ottobre, 2008 alle 5:19 pm

    Volevo comunicare che oggi al Politecnico di Torino durante l’assemblea che si è tenuta stamattina, è stato dichiarato lo stato di agitazione. Durante l’assemblea è intervenuto anche il rettore il quale, nonostante la richiesta degli studenti di una presa di posizione forte ha preso le distanze ritagliandosi un ruolo di mediatore, ha suggerito di mantenere aperta una tavola di discussione, peccato che il governo agisce mentre noi dovremmo parlare! Le contraddizioni di questa legge sono emerse in maniera chiara, un esempio su tutti: il governo dice che non ci sono soldi e che dobbiamo risparmiare, tirare la cinghia e recuperare 1.5 miliardi togliendo sovvenzioni statali alle università, allo stesso momento promette (stima piuttosto ottimistica) 30 miliardi alle banche che hanno bruciato tutto con i loro loschi giochetti!!!Tutto ciò fa solo rabbia, anche perchè insieme a tutto questo si è aggiunta una sostanziale modifica dello stato delle università da un ponto di vista giuridico, che rimangono a tutti gli effetti in balia di investitori privati. Una domanda sorge spontanea come diceva Lubrano: Chi non avrà i soldi per pagarsi gli studi in un ateneo dove la retta diventa di tremila euro (non vado lontano, io al politecnico potrei arrivare a pagare questa cifra), come potrà vedere garantito il proprio diritto allo studio se lo stato si assenta?chi non potrà permettersi la retta potra usufruire di corsi tenuti con competenza??Come si può non parlare di cittadini di serie A e B?Non c’entra niente essere di destra o di sinistra, ma si tratta di tutelare tutte le persone che con il loro impegno e dedizione generano il plusvalore nel nostro paese!!Silvio si vanta di essere un grande imprenditore e di voler gestire l’Italia come un’impresa, No plusvalore ==> PIL<=0!!! A noi la recessione ci piace!!!

  4. 4 Alberto Vesentini 23 ottobre, 2008 alle 6:02 pm

    il rettore Profumo ha tutto l’interesse a non inimicarsi aziende e governo…alla fine dell’anno deve rendere conto del bilancio…il Poli nonostante tutto ha degli enormi finanziamenti e sappiamo perfettamente da parte di chi, visto che siamo a Torino…

  5. 5 Melba 23 ottobre, 2008 alle 7:45 pm

    Quello delle lavagne dovrebbe essere il primo stanziamento, non l’unico. In Europa sono più avanti.
    Sai come si dice, se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto. Io non credo sia solo una questione di laboratori chiusi o con attrezzatura vecchia. I docenti non sono formati per un tipo di didattica di laboratorio, spesso non hanno proprio conoscenze pratiche dei vari strumenti, non li hanno mai usati. Gli studenti poi (parlo dei minorenni) sono sotto la responsabilità del docente durante l’ora di lezione, farli uscire dall’aula è un rischio che pochi sono disposti a correre. La maggior parte preferisce dormire sonni tranquilli e restarsene in aula.
    Da questo punto di vista portare la tecnologia e il laboratorio nell’aula invece che portare gli studenti al laboratorio la vedo come una cosa molto positiva.

  6. 6 Alberto Vesentini 23 ottobre, 2008 alle 8:23 pm

    Sono convinto anche io che sia importante portare la tecnologia nelle scuole, fin dai tempi in cui io frequentavo gli istituti secondari si parlava dei celeberrimi e-book, e non se n’è mai fatto nulla…
    però siccome si parla di risparmio, per esempio si potrebbe provare con una soluzione alternativa (creata con 2 click in tutto):

    http://www.fotodigit.it/scheda_prodotto-codPROD_29828.html
    un pc hp (quindi marca che costa tra l’altro): 800 euro

    http://www.gigabyteonline.it/shopgig/ns.asp?wci=prodinfo&lng=1040&cur=3057&pid=ZCN12322&did=258&sr=0
    proiettore toshiba: 300 euro

    telo: 50 euro circa.

    con meno di 1200 euro ti sei fatto una postazione per proiettare e lo usi con un touchscreen.
    Ovvero: è quello che usano in TUTTE le Università a partre dai corsi di informatica.

    Come direbbe la Litizzetto: “Meglio cambiare nè?”

  7. 7 Melba 23 ottobre, 2008 alle 9:33 pm

    Io i tagli li userei cominciando a comprare pc con linux e imparando a far usare i suoi applicativi, tutti gratuiti invece di spendere soldi con windows e office a cui non basta mai la ram e l’hard disk.

    Per quello che riguarda la lavagna, un pc con un telo e un proiettore non è la stessa cosa del lim. E’ una tecnologia del tutto nuova che associa la multimedialità del pc alla manualità e semplicità d’uso della lavagna. Se vedi sull’altro blog c’è un articolo con una demo, ma ne trovi decine su youtube usando la parola chiave ‘smart board’.

  8. 8 Alberto Vesentini 23 ottobre, 2008 alle 11:51 pm

    La Lim l’ho vista dal vivo, è una “figata”… ma come in tutte le cose direi che fare un passo alla volta non sarebbe sbagliato.
    trovo la mia proposta più ragionevole, si risparmiano un po’ di soldini ed è una cosa di più facile attuazione.
    La lavagna alla fine la usa principalemente il professore giusto? credo che una bella applicazione tipo “presentazione multimediale” sia sufficiente, per un periodo di transizione come il nostro, a garantire un’istruzione più snella e veloce rispetto all’attuale.

  9. 9 Melba 24 ottobre, 2008 alle 10:12 am

    Tu forse ragioni per l’università. Alle primarie e secondarie di I grado la lavagna la usano anche gli studenti.
    Immagina un docente dietro la cattedra chino sul suo portatile touch screen a scrivere mentre spiega la lezione invece di un docente in piedi davanti alla lavagna con le mani libere che guarda negli occhi gli studenti e li rende partecipi.
    L’impatto psicologico è differente. Gli usi sono differenti.

  10. 10 pichici 24 ottobre, 2008 alle 11:40 am

    Scusate la domanda,ma i 3000 e più corsi che ci sono in Italia non sono uno spreco?
    Perché mi sembra che nessuno ne parli… Negli Stati Uniti ce ne sono 4200( in rapporto alla popolazione qui ce ne dovrebbero essere 470).

  11. 11 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 11:56 am

    UN attimo, ma stiamo parlando di modalità di apprendimento diversa (con utilizzo pesante del multimediale) di impatto psicologico di un professore/alunno davanti ad un giocattolone? Capisco che i bambini di 11-13 anni di adesso vanno a casa e hnno il televisore al plasma, il supercomputer, i videogiochi, l’ipod video,il cellul are che fa pure il caffè…ma hanno comunque e sempre 11-13 anni… è la scuola media! (non si parlava di scuola primaria nelle lim). Se si voleva fare sta “figata”, che ripeto secondo me è un passo più lungo della gamba, io li avrei messi alle superiori (secondarie 2 grado che dir si voglia) dove io, che ho fatto un istituto tecnico industriale informatico, ho dovuto seguire le lezioni di infotmatica teoria sulla lavagna (imaginatevi scrivere cento righe di codice alla lavagna, che spesso non ci stavano tutte)…e sono ancora a quel livello dopo sette anni!
    Allora stiamo traviando la situazione: vogliamo dare un nuovo tipo di metodo di insegnamento o in realtà vogliamo tentare di rinnovare (leggi mettere al passo con la CE) la scuola introducendo una cosa per cui non siamo pronti? (chiedete ad un cinquantenne prof di storia che non ha neanche il pc a casa di mettersi li e fare delle slides per i ragazzini!)

    PS: i touchscreen non obbligano “un docente dietro la cattedra chino sul suo portatile touch screen”… touchscreen possono essere anche i palmari…

    PPS: “Da questo punto di vista portare la tecnologia e il laboratorio nell’aula invece che portare gli studenti al laboratorio la vedo come una cosa molto positiva.”
    vuol dire che metteranno una lim in ogni aula. e i miei conti sono da rifare, perchè decuplicano! E’ solo uno specchietto per allodole. Se anche l facessero la scuola italiana non è certamente pronta.

    PPPS: i “pc con linux” non sono di facile gestione. Ci vogliono tecnici con le palle. E alle medie non credo proprio che esistano…
    Lo stato ha delle grosse agevolazioni e pochi aggiornamenti da fare su dei PC windows al giorno d’oggi secondo me (per le pretese che hanno le medie). Gli applicativi che immagino si possano usare alle medie (video scrittura, presentazioni, disegno) sono tutti opensource, basta conoscerli. E appunto perchè tu hai detto di abbandonare windows perchè non c’è nulla di open source credo che non siate pronti per passare a linux.
    Link che vi possoo essere utili per una “svolta” didattica:
    GIMP (il paint di linux ora per windows, free): http://www.gimp.org/windows/
    OPENOFFICE (l’office di linux qui per windows, free):http://it.openoffice.org/
    OPENCAD (CAD free, per windows):http://italian.osstrans.net/software/opencad.html

  12. 12 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 12:21 pm

    @pichici

    stavamo parlando delle scuole medie….

    per quanto riguarda i corsi sono convinto anche io che sia uno spreco ma stiamo attenti a generalizzare: io sono uno studente di tecnologie dell’informazione e multimedia a Verona. Il primo anno eravamo cento, il secondo trenta, il terzo dieci. Perchè era molto difficile, la gente se ne andava, era molto selettivo. Poi la gente non si iscriveva più al corso ma preferiva informatica perchè era più “semplice” (meno fisica, meno analisi). In realtà poi scoprivano che solo l’ultimo anno era caratterizzante tra i due corsi di laurea. ra sono a torino, corso di realtà virtuale: mi aspettavo mille iscritti, cavolo è l’unico in italia! Se non si parla di virtuale nel terzo millennio!
    E invece eravamo venti.

    Ora tutto questo per dire che le statistiche sono molto adimensionali, non colgono la realtà ma danno un prospetto.
    Ci sono casi limite come il corso per pettinare gli animali co un iscritto, ma altri che sono talmente caratterizzanti che pochi lo fanno.

    Poi bisonga dire che i media (e i politici) fanno di quegli errori madornali e prendono abbagli grosse come case. In Italia con la legge del 3+2 hanno cambiato tutti i nomi dei corsi, e quindi per informatica a verona si parla di informatica vecchio ordinamento e infromatica nuovo ordinamento. Li hanno sdoppiati, ma in realtà è uno perchè quelli iscritti col vecchio oramai finiscono col vecchio metodo e luniversità deve tenere in piedi due corsi di laurea spesso con docenti differenti (perchè i programmi sono differenti!)

    Sempre per rispondere alla domanda, i corsi sono uno spreco, ma non sono LO spreco per i semplice fatto che i professori che girano sono sempre quelli, non credo che quel determinato corso di laurea con un solo studente abbia 12 professori solo per lui…

    e quindi di che “spreco” si parla? in caso si parla di riforma, di taglio dei corsi di laure, di potatura delle gerarchie…ma non di taglio di soldi…

  13. 13 iulycfh 24 ottobre, 2008 alle 12:27 pm

    E invece io credo che proprio alle medie sia il caso di fare investimenti di questo tipo. Insegni a dei bambini ad avere rispetto per una cosa che a loro è familiare (lo schermo di un pc) invece che odiare uno strumento per loro obsoleto (altresì detto lavagna). Oramai annegano nella tecnologia più totale. è giusto che imparino ad usarla ad alti livelli anche da piccoli.

    e poi… Una darwiniana selezione nel corpo docenti! Se non sei in grado di usare la lavagna non vai avanti. Direi che così è un buon sbarramento per riqualificare la figura dell’insegnante…

  14. 14 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 12:57 pm

    50 anni non è una selezione darwiniana…
    i cinquantenni hanno molta più esperienza ,n non dico siano più bravi, ma pedagogicamente parlando vanno meglio: figura paterna/materna ecc..

    ma allora parlo in una lingua morta: certa che gli investimenti si devono fare alle medie, ma ANCHE alle medie.

    scusa, un ragazzino di 11 anni parte con la lim…12 ha la lim…13 ha la lim… tra neanche tre anni arriva alle superiori e … tada! lavagna classica…

    ti paare una cosa intelligente?

  15. 15 pichici 24 ottobre, 2008 alle 1:16 pm

    E’ comunque uno spreco…. esistono 37 facoltà in Italia con 1 iscritto,370 con meno di 15 iscritti .
    A cosa servono? La facoltà di ingegneria gestionale a Vicenza è un esempio di come negli ultimi anni siano nate facoltà che non hanno motivo di esistere.
    Il taglio indiscriminato è comunque sbagliato. Questo è sacrosanto. Non vedo perché solo in Italia chi lavora per gli enti pubblici non può essere licenziato(no sbagliato, non riusciamo a licenziare nemmeno 4000 dipendenti di un’azienda privata che perde più di 2 milioni al giorno).Ci sono atenei che hanno dei buchi finanziari enormi. Cosa facciamo? Chiaro,ci lamentiamo, cerchiamo di rimanere a galla tutti invece di tagliare i rami secchi. Quindi pagano anche gli atenei che funzionano bene.
    Ben venga la trasformazione in fondazione di alcune università. Ricordiamoci che le migliori università al mondo sono private e al contrario di quello che molti pensano, gli studenti meritevoli non pagano un centesimo.

  16. 16 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 1:31 pm

    io faccio parte probabilente delle 370…
    sai qual’è il vero spreco????
    10.000 iscritti a scienze della comunicazione, 20.000 iscritti ad economia…quelli sono i veri sprechi…
    i mi considero un laureato specializzato, non uno spreco…
    il 3+2 è uno spreco, togliere il numero chiuso è uno spreco…

    non ci sono atenei che funzionano bene: il polo universitario scientificodi verona è tra i primi 3 d’Italia, due anni fa era il primo! E sono quasi in bancarotta!!! e non è che pattinavamo sull’oro…
    abbiamo i professori che vengono da tutta italia, qualificatissimi!
    Il nostro preside, 40-45 anni non un vecchiaccio, fa conferenze in tutto il mondo, insegnava al MIT di Boston cavolo a 8000 euro mensili, è tornato in Italia e ne prende 4000: mica è diventato più stupido!
    e lui è il primo che ci spiega dove sta affondando la nostra università…

    quindi non credo sia una cosa degli studenti e bastsa…

    forse la riforma che verrà della Gelmini (perchè ieri sera l’hanno promessa a breve, vedremo) potrà aiutare…ma i tagli si fanno DOPO aver eliminato i rami secchi non prima!

    funziona così in un paese furbo:

    l’azienda costa 100? troppo.
    quanti corsi? 50. troppo.
    i corsidiventano 25, la metà.
    Ora posso tagliare i fondi della metà..

    Invece che cosa si sta facendo:
    l’azienda costa 100. troppo
    taglio di 50, il finanziamento diventa di 50.
    Mi vuoi spiegare come con 50 di finanziamento facciamo 50 corsi?
    devo tagliare! e dove taglio? qualcuno andrà a casa.
    e i progetti di ricerca già avanzati, li butto nel cesso?
    e gli studenti in vista di laurea che faccio, gli taglio il corso perchè non ci sono prof?

    ragioniamo prima, poi si agisce.
    E’ una manovra solamente finanziaria, non gliene frega nulla di dove i fondi verranno tagliati, l’importante è che si taglino.

    E poi danno i miliardi alle banche. Ma lasciate andare a casa i dipendenti delle banche, perchè proprio i ricercatori?
    mi pare ipocrita il discorso

  17. 17 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 1:34 pm

    “Ricordiamoci che le migliori università al mondo sono private e al contrario di quello che molti pensano, gli studenti meritevoli non pagano un centesimo.”

    quelli che non pagano un centesimo sono quelli che finiscono nelle squadre di football o basket…

    quelli che non pagano un centesimo sono queli che dimostrano di valere… ma l’iscrizione la pagano!

    quelli che vengono dai quartieri poveri col cazzo che si iscrivono all’università! perchè la scuola primaria/secondaria fa schifo in america…percui il merito in america lo raggiungi solo se vivi in un quartiere medio/alto…

  18. 18 pichici 24 ottobre, 2008 alle 2:50 pm

    “quelli che non pagano un centesimo sono quelli che finiscono nelle squadre di football o basket…

    quelli che non pagano un centesimo sono queli che dimostrano di valere… ma l’iscrizione la pagano!”

    Luogo comune.
    1.Tutte le università statunitensi (sia pubbliche che private) selezionano i propri studenti in fase di ammissione.
    2.Negli USA praticamente chiunque può iscriversi all’università (al primo livello di studi), ma non si può
    scegliere arbitrariamente lo specifico ateneo da frequentare. Questo perché gli atenei più prestigiosi praticano una selezione molto dura.I più maliziosi salteranno fuori che solo i figli di papà possono permettersi Stanford o Oxford.Sbagliato.
    3.A Harvard tutti gli studenti con reddito familiare inferiore ai 40.000 dollari annui ricevono
    una borsa di studio che copre tutte le tasse e gran parte del costo del mantenimento.
    4.Gli studenti di classe media ricevono borse di studio parziali e prestiti agevolati. Gli studenti di famiglia
    abbastanza ricca, infine, pagano tutto il costo della propria istruzione.
    5.Oltre agli aiuti provenienti dalla stessa università, gli studenti ricevono varie forme di aiuto finanziario dal governo federale, dagli Stati e da qualche fondazione privata, tipicamente nella
    forma di borse di studio e prestiti garantiti e agevolati. Considerando insieme tutte le fonti, si scopre che il 74% di tutti gli studenti riceve un qualche aiuto finanziario e che in media tali aiuti coprono il 54% dell’intero costo degli studi (incluso il mantenimento). La somma di tutti gli aiuti inoltre corrisponde ad oltre l’85% dell’ammontare totale delle tasse d’iscrizione.
    Questo perché gli Stati Uniti hanno una politica del diritto allo studio basata sul binomio alte
    tasse–alti aiuti che rende accessibile l’università (anche le migliori) a tutti gli studenti meritevoli, indipendentemente dal reddito familiare.

  19. 19 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 3:37 pm

    1.Tutte le università statunitensi (sia pubbliche che private) selezionano i propri studenti in fase di ammissione.

    uno studente di una scuola secondaria scarsa come fa ad entrare ad harvard?

    2.Negli USA praticamente chiunque può iscriversi all’università (al primo livello di studi), ma non si può
    scegliere arbitrariamente lo specifico ateneo da frequentare.

    molto democratico.

    3.A Harvard tutti gli studenti con reddito familiare inferiore ai 40.000 dollari annui ricevono una borsa di studio che copre tutte le tasse e gran parte del costo del mantenimento.

    il sottoscritto ha un padre in pensione (operaio) e una madre dipendente comunale di livello “basso”. 45.000 euro vale il reddito per l’università, siamo tre fratelli (io e due sorelle alle superiori) e infatti non rientro nella fascia più bassa per le tasse universitarie. Pago poco, rispetto ad altri comunque.
    Per avere il finanziamento dovrei vivere sotto i ponti?
    Secondo il punto 4 sarei di classe media…mentre tir la cinghia e i miei fanno salti mortali per arrivare alla fine del mese.

    Le univeristà possono essere gratis fin che vuoi per i meritevoli, ma chi ha fatto una scuola secondaria scarsa non andarà mai all’università.

    L’università in america può permettersi certe cose dal moento che molti cervelli europei vanno la ad insegnare con altissimi assegni di ricerca e stipendi. QUindi i soldi li avranno pure!
    Noi li tagliamo…

    “Ben venga la trasformazione in fondazione di alcune università. ” ma t sei completamente fuori? sei mai stato in un laboratorio di ricerca??? cosa pensi che se vieni finanziatodalla tal casa farmaceutica puoi fare la ricerca che ti pare? se sei finanziato dalla tal banca puoi aprire un ramo di ricerca che non interessa a lei ma che è di grossa rilevanza sociale?

    PS: cita le fonti, please!

  20. 20 pichici 24 ottobre, 2008 alle 4:59 pm

    1. Non dipende dalla scuola secondaria che hai fatto.Se riesce a passare il test di ammissione entri,altrimenti no.
    2. Cosa stai dicendo? Se non passi il test di ammissione non entri.La meritocrazia si basa su quello. Non vedo metodo più onesto di questo per ammettere uno studente.Le migliori università hanno bisogno dei migliori cervelli. Così ti costruisci una fama a livello internazionale.
    3.I 40.000 dollari non equivalgono comunque a 45.000 euro visto il costo differente della vita.Il confronto non vale e non capisco il riferimento alla scuola secondaria scarsa visto che le ammissioni negli Stati Uniti si basano su un test.
    4. Forse non hai ben presente la definizione di fondazione.I contributi dei privati (esclusi gli studenti) nel loro complesso assommano all’8% degli introiti aggregati (5% per le università pubbliche, 14% per quelle private). In questa voce entrano in realtà tre tipologie di contributi: (i) contratti di ricerca su progetto da parte di imprese e fondazioni private, (ii) libere donazioni per uso immediato e (iii) rendite finanziarie del capitale accumulato
    dall’università nel corso degli anni (endowment), sfruttando soprattutto le donazioni.
    Il MIT, Massachusetts Institute of Technology, riceve solo il 5% del suo budget operativo dalle imprese sotto forma di contratti di ricerca, oltre ad un 3% di libere donazioni. Non mi sembra quindi,pur essendo private, che le università americane siano schiave dei fondi privati.

  21. 21 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 5:45 pm

    Se uno fa una scuola secondaria non avrà mai lo stesso livello di istruzione di una scuola buona. Se quindi risulti carente in alcune materie il test nono lo passi mai.
    il rapporto 40.000 dollari – 45.000 euro lo fai tu: la mia idea è che anche in Italia ci sono agevolazioni, ma per non spendere nulla devi proprio essere sul lastrico…

    per quanto riguarda le fondazioni, dove ci sono i dati sulle percentuali?

    in Italia, da quanto detto dai ministri (non lo dico io, mi baso solo sulle loro parole), le università si possono trasformare in fondazioni di diritto privato. Non importano più i soldi, dal momento che sei una fondazione, perchè il tuo problema di ricercatore è un altro: la tua ricerca sarà scelta da chi presiederà la fondazione! Per chi lavora in università è uno smacco atroce: ra hai i soldi ma non puoi utilizzarli come meglio credi.
    Esempio: una casa farmaceutica finanzia la fondazione universitaria mettendo per inciso che i soldi devono essere usati per favorirla. Tra una ricerca su un vaccino e una sul una malattia incurabile, secondo te quale verrà preferita? Quella per il vaccino. Ed è già così! Figuriamoci poi quando è una fondazione…
    La fondazione usa sia i soldi pubblici che quelli privati, ma li gestisce lei…Forse tu conoscerai parole come “endowment” che a me risultano nuove, ma non sai certamente come funziona un laboratorio di ricerca.

    Se invece di fare in questo modo si cercasse una via di mezzo in cui il ministero la fa sempre da padrone e si facessero più controlli?

  22. 22 jan87 24 ottobre, 2008 alle 5:47 pm

    visto che alberto non è riuscito ad accenderti la lampadina con una semplice affermazione con una serie di implicazioni proverò a spiegarti il PERCHE’ UNO STUDENTE POVERO NON FA HARVARD:
    io provengo da una famiglia povera ==> non andrò in una scuola secondaria privata ==> mi accontenterò del pubblico ==> preparazione scadente del personale ==> preparazione scadente degli alunni ==> col cazzo che passo il test!! ==> mi appropinquo ad un Mc donald’s anke se quando ero piccolo facevo le divisioni a tre cifre a mente…VIVA LA MERITOCRAZIA!!!

  23. 23 jan87 24 ottobre, 2008 alle 5:52 pm

    PS: l’ultima affermazione era goliardica, era solo per mettere in risalto come le capacità che la meritocrazia dovrebbe premiare, sono affondate da un sistema privato e finalizzato al lucro.

  24. 24 Alberto Vesentini 24 ottobre, 2008 alle 5:52 pm

    che poi questo non avvenga sempre possiamo concordare, ma nella stragrande maggioranza dei casi funziona come ha detto Jan…

  25. 25 Melba 24 ottobre, 2008 alle 8:29 pm

    Non stiamo parlando di andare a fare un esame. Se mi dici che il cinquantenne non è pronto ok potrei anche essere d’accordo, infatti faranno dei corsi di formazione per l’uso del lim, ma che non siano pronte le nuove generazioni digitali che già alle elementari sanno usare un cellulare con disinvoltura o il computer, francamente lo trovo un po’ paradossale.

    P.S. Era una metafora quella del docente con il touch screen, non fa differenza se sta in piedi o dietro la cattedra usa comunque un mezzo che oltre a non dargli gestualità alcuna sarebbe solo ed esclusivamente in mano sua. Non è lo stile ‘presentazione power point’ il futuro dell’insegnamento, ma l’interattività e la co-partecipazione.

    P.P.S.
    gli studenti non sono pronti, la scuola non è pronta.. non è che sei tu a non essere pronto?

    P.P.P.S.
    Non ho affatto detto che in windows non c’è nulla di opensoruce, anzi quel poco che c’è rende il passaggio a linux molto più indolore. Io uso sia windows che linux sullo stesso pc da qualche mese ed il secondo l’ho installato in 15 minuti. Credi che abbia aspettato di essere ‘pronta’ per passare a linux? che abbia fatto qualche corso? le cose si imparano solo usandole, se lo si vuole.

    Quello che ho detto è di smetterla di buttare soldi con windows. Li hai fatti i conti sul costo delle licenze multiple di windows e di office? sul costo dei computer ultimo modello perchè altrimenti windows non ci gira e sul loro continuo aggiornamento?

  26. 26 iulycfh 25 ottobre, 2008 alle 9:39 am

    Caro jammy concordo… la meritocrazia così come l’hai descritta tu è una presa per il culo. Peccato che se continuiamo a lasciare che gli istituti pubblici facciano pena non andremo mai da nessuna parte. Ed una precisazione: io ho fatto le medie private, dai salesiani, la bellezza di 10 anni fa… partendo dal presupposto che usavo la lavagna con il gesso, e che giocavo a calcio negli intervalli( con strisce e porte e palla personale per la classe!), posso garantirti che ho fatto un test sul apprendimento. In base a quello ci hanno diviso in due sezioni. quella dei ragazzi “aperti”, a cui sui inseganva con il dibattito (quasi sempre), e quella dei ragazzi “rigidi” che necessitavano di un’istruzione meno divagheggiante e più mirata.

    Griderete tutti alla discriminazione

    Invece no. Perchè gli aperti hanno tirato fuori il meglio di se, e quelli rigidi hanno scoperto il loro lato aperto e hanno raggiunto il livello degli altri.

    Perchè sistemi simili non sono applicabili anche alle scuole? Se hai attitudini di un certo tipo studi li… Altrimenti di la…
    Una volta raggiunto un livello paritario allora fai i test…

    No?

  27. 27 Alberto Vesentini 25 ottobre, 2008 alle 11:34 am

    @ Melba.

    Partiamo da un principio: ho 25 anni (quindi diciamo che ho ancora un certo interesse nel tenermi aggiornato) e lavoro/studio nell’informatica da quando ne ho 14.
    Per quant riguarda linux, ho installato la Mandrake di Linux (e sempre nel periodo, la RedHat) quando è uscita, diciamo prima del millennio.
    Sul fatto di essere pronto direi che non è proprio il mio caso.
    All’università ho usato la simil-windows detta SUSE, ma non mi sono trovato granchè bene…Linux puoi istallarlo in molto meno di 15 minuti, grazie ai cd live ad esempio…i quali sono gratis…
    Per il momento la migliore delle ipotesi per la scuola potrebbe essere Ubuntu. Ci sono certi linux però che ti sfiderei a installarlo in 15 minuti. Ho visto persone in gamba metterci giorni per installare tutto, pacchetto per pacchetto. Soprattutto quando qualcosa gira storto…

    Ho fatto i conti delle licenze solo per windows appunto perchè punterei su openoffice. Direi un 1500-2000 euro una tantum per 25-30 pc…
    Ripeto, linux è preferibile sotto molti punti di vista, ma star lì a puntigliare su certi fattori (es. il continuo aggiornamento. Errore colossale che può fare una struttura che non investe, come la scuola Italiana, per nulla in strutture e risorse.)
    Con 10.000 euro ogni scuola potrebbe dotarsi di un’aula informatica coi fiocchi. Chiaro, se non c’è una persona qualificata che faccia acquisti oculati si va a spendere sicuramente il doppio. Apunto per quello dico che la scuola non è pronta: non esistono tecnici degni di questo appellativo (tranne rarissimi casi, e stiamo sempre parlando di scuola media).

    Io uso windows solo per un semplice motivo: i programmi che uso er lavorare girano spesso solo su questa piattaforma. E allora non sto li a spaccarmi la testa saltando di sistema operativo in sistema operativo.

    Sul fatto che la scuola italiana non sia pronta non v’è alcun dubbio: per essere pronta TUTTI gli insegnanti e TUTTE le strutture dovrebbero essere pronte. Altrimenti, che ne so, l’insegnante di Roma è giovane e portato per la tecnologia, la sua classe con la Lim va a gonfie vele. L’insegnante di Milano, che magari è più anziano e più tradizionalista come insegnamento è impacciato e la sua classe zoppicherà. Abbiamo così creato due classi nella quale l’introduzione della Lim non ha avuto lo stesso impatto. Capisci bene che non è giusto…

  28. 28 Alberto Vesentini 25 ottobre, 2008 alle 11:53 am

    @iulycfh

    purtropo è utpica come soluzione per la scuola italiana di adesso. Ma lo ancor di più per la scuola del futuro. 🙂

    Una riflessione: ma 10 anni fa (per me 15, sigh) quando si andava alle medie, quanto ti divertivi e quanto apprendevi?

    Esempio: come ben sai ho 2 sorelle, che hanno finito le medie da qualche anno. Tra le migliori della loro classe: un po’ timide, ma preparate, studiose e con voglia di apprendere.
    Queste sono le parole delle insegnanti. Io allibito mi volto verso le mie sorelle, che conosco come le mie tasche, e gli chiedo: ma quelli scarsi, come sono???
    Perchè è inverosimile che in 15 anni ci sia stata un involuzione tale da farmi pensare a questo modo…e loro mi davano ragione, c’ho pure parlato con questi ragazzini, e sono di una ignoranza incredibile, soprattutto sulla vita di tutti i giorni. Questo è purtroppo una cosa molto diffusa, che si ripercuote (come posso verificare tutti i giorni ra che le mie sorelle hanno 16 anni) alle superiori…e di li si ripercuoterà all’università.

    Detto questo, sarebbe auspicabile un sistema che riesce ad indirizzare i ragazzini sulle loro attitudini… ma la scuola è in grado di farlo ora come ora? Comprendere le reali esigenze, avere la forza di scremare ed educare, indirizzare al meglio?
    Credo di no, ci sono certi meccanismi perversi che imballano tutta la macchina…

    Ultima considerazione: se solo penso al fatto che mi avevano consigliato un istituto professionale invece di un tecnico (Ero, come ora, molto portato per la matematica) e che mi avevano detto che non ero portato per lo studio……………………..

  29. 29 Alberto Vesentini 25 ottobre, 2008 alle 12:00 pm

    PS: io ADORO le mie sorelle. E hanno un potenziale incredibile che, grazie al fatto che “vivono in coppia” (twin sisters!), stanno esplodendo ora con materie che gli interessano.
    Cio’ non toglie il fatto che io possa essere critico costruttivamente nei loro confronti e le sproni a dare il massimo…
    Però c’è da dire che la scuola non è riuscita mai a “dividerle”. Sono in classe insieme da sempre, e ancora ora non mi capacito come possano aver scelto lo stesso indirizzo di superiori (“liceo artistico: moda e design”) senza che nessuno provasse ad instillare in loro qualche interesse diverso, in modo da “differenziarle”…

  30. 30 iulycfh 25 ottobre, 2008 alle 12:22 pm

    Separare due “twin sister” è molto difficile… è una cosa che deva partire da loro… Sicuramente un domani potrebbero tranquillamente sfociare nello stesso indotto lavorativo e compensarsi una con l’altra per dare il massimo come fossero una sola cosa!

    il fatto è che, come ti dicevo, la scrematura deve esserci!
    Come giustamente dice tu, è utopistica per il semplice fatto che le scremature necessitano di classismo, e oggigiorno interpretiamo questa parola come Bianco e nero, ricco e povero, uomo e donna. Classi se non ridicole minimo minimo razziste o sessiste e quant’altro.
    Purtroppo la nostra società oramai è a “bagasce”. Vivremo sempre di nepotismi, indulti e compagnia bella. ma ci dobbiamo adoperare affinchè i nostri ragazzi (sorelline, fratellini, futuri figli, ecc.) abbiano le basi per sradicare il marcio di questa società e costruire qualcosa di solido è funzionante. lo possono fare… ma non senza di noi…

    A prescindere da quello che può essere un’investimento del governo sbagliato. Bisogna insegnare loro che se il prode ministro all’istruzione (chiunque sia) investe in fondi magari “inutili”, non devono scendere in piazza, ma ragionare e far fruttare al meglio le armi che hanno a disposizione.

    Bisogna resposabilizzare il futuro…

    Anche perchè altrimenti le nostre pensioni chi le paga? 🙂

  31. 31 Melba 25 ottobre, 2008 alle 4:37 pm

    Perchè pensi che una scuola che investe in pc con windows poi vada a prendere openoffice per l’ufficio e non permetta ai suoi studenti di fargli avere le basi per prendere, ad esempio, la patente europea del pc con tutto il suo bel pacchetto office?
    Oppure ritieni che le scuole siano talmente obsolete da avere ancora pc con Windows 3.1 e che non l’abbiano mai aggiornato dalla notte dei tempi?

    Questo sito fa conti un po’ diversi: http://firmiamo.it/linuxscuola#sign

    Linux ha fatto enormi passi nell’usabilità in pochi anni, tant’è che per la prima volta sono in commercio pc con sistema operativo *non* windows e non mac.
    Io ho ubuntu, non live cd, su un portatile. Qualche hanno fa provai ad installare alcune distribuzioni linux su questo stesso pc ma si bloccavano tutte per incompatibilità. Ora non più.
    Riconoscimento ottimo dell’hardware, aggiornamenti automatici, installazione delle stampanti istantanee senza uso dei driver forniti, possibilità di vedere e interagire con tutte le partizioni windows, mentre windows non vede quelle linux. Non ti sto parlando di distribuzioni più tecniche come quelle da te provate e non ti sto dicendo che non incontri problemi, ma anche con windows ne avevo. E’ come partire di nuovo da zero con la differenza che per i più giovani nativi digitali sarebbe certamente più semplice.

    Il tuo concetto di TUTTI pronti è utopistico. Ci saranno sempre differenze generazionali tra gli insegnanti. Ci sono differenze anche all’interno di una stessa generazione. Non avrai mai una classe di docenti cloni tutti portati per la tecnologia.

  32. 32 Alberto Vesentini 26 ottobre, 2008 alle 10:12 am

    1) Perchè pensi che una scuola che investe in pc con windows poi vada a prendere openoffice per l’ufficio e non permetta ai suoi studenti di fargli avere le basi per prendere, ad esempio, la patente europea del pc con tutto il suo bel pacchetto office?
    Oppure ritieni che le scuole siano talmente obsolete da avere ancora pc con Windows 3.1 e che non l’abbiano mai aggiornato dalla notte dei tempi?

    Perchè se sai usare openoffice sai usare anche office. Perchè l’ECDL nel mio campo è considerata un po’ una bufala (anche se, per poche aziende, è da mettere nel curriculum) e perchè se prendi l’ECDL alle medie ora che finisci le superiori e vai al lavoro il software è probabile che sia cambiato… Non capisco il tuo riferimento al windows 3.1 e la relazione ne con quel che ho detto io ne con quel che hai detto tu…

    2)Questo sito fa conti un po’ diversi: http://firmiamo.it/linuxscuola#sign

    Questo sito è del 31/10/07, c’è scritto.
    Questo sito non è aggiornato e sono FALSI i prezzi esposti.
    -WIndows xp non coosta più di 70 euro
    (http://www.mediastore-pc.com/shop/index.php?target=products&product_id=636)
    -un pc non costa 450 euro senza monitor!
    il primo dell’elenco di mediaworld (che è caro come negozio)
    (http://compraonline.mediaworld.it/webapp/wcs/stores/servlet/ProductDisplay?catalogId=20000&storeId=20000&productId=325538&langId=-1&category_rn=60236532)
    -monitor lcd: 100 euro.
    e questi sono costi per un utente generico, non per lo stato..

    3) per quanto riguarda il terzo paragrafo, non capisco perchè mi scrivi certe cose. T’ho già detto che conosco il mondo Linux, t’ho già detto che l’ho usato e c’ho lavorato. Ha fatto passi da gigante, d’accordo, ma non è la stessa cosa. Il fatto che linux veda le partizioni win e non il contrario è normalissimo, dal momento che i file system di windows è proprietario…

    4)ma infatti si deve partire da un personale tecnico adeguato! Se si assume un insegnante-tecnico si può star quasi sicuri che non ci saranno così grosse differenze tra gli studenti. Sennò, ora come ora, gli studenti “mangiano gli gnocchi in testa agli insegnanti”, ovvero come si dice dalle mie parti sono mille passi avanti. Sono sicuro che nella media delle classi almeno uno studente ne sa di più dell’insegnante.
    Partire con queste iniziative senza avere personale adeguato è un completo spreco di tempo e di soldi. O le cose si fanno bene, o non si fanno.
    Vogliamo far partire i ragazzi con linux? mi sta benissimo.
    “Maestra, ma i dati sul pc come li salva?” “Nei file” “Ma cosa sono?” “sono delle sequenze di 1 e 0 ecc ecc” “Si, ma come fa a distinguere le sequenze?” domande che da un bambino sveglio possono capitare. Voglio vedere il primo che parla di i-node e permessi (nozione fondamentale in unix).

  33. 33 Alberto Vesentini 26 ottobre, 2008 alle 10:18 am

    @ iulycfh

    L’unica cosa su cui non sono d’accordo è che ” Bisogna insegnare loro che se il prode ministro all’istruzione (chiunque sia) investe in fondi magari “inutili”, non devono scendere in piazza, ma ragionare e far fruttare al meglio le armi che hanno a disposizione.”

    putroppo il dialogo con le strutture manca da molto.
    parlo per l’università, di armi ce ne sono ben poche.
    non si devono investire fondi inutili, dal momento che ce ne sono pochi…e chi fa un errore grossolano del genere dovrebbe andare a casa.
    Comunque, per giudicare laGelmini, io aspetto il 29, quando esce la riforma…e se è il caso, il 30 sono in piazza!

  34. 34 Youtube 27 ottobre, 2008 alle 11:15 am

    ciao, leggete, aderite e diffondete http://blogspam.wikidot.com contro la legge 133!

  35. 35 iulycfh 27 ottobre, 2008 alle 2:32 pm

    Indubbio che i fondi sono pochi… ma se vengono male investiti, ad esempio le lavagne che non sono prioritarie, invece di urlare allo scandalo, perchè non s’investe di comune accordo su queste risorse. Solo perchè non vanno bene, non vuol dire che siamo autorizzati a metterle nelle cantine e a lamentarci che sono la!

  36. 36 Alberto Vesentini 27 ottobre, 2008 alle 2:49 pm

    giuro non ho capito una parola!
    tento di rispondere: prima di fare una riforma bisognava mettere posto il bilancio.
    Una riforma di solito costa, per rilanciarsi bisogna investire. E invece si taglia. allora cè qualcosa che non va, aspetto il 29 proprioper capire dove vuole andare a parare la gelmini.
    Così, per buttare giù due numeri: con 20 milioni di euro si potevao tenere aperti una quarantina di laboratori di ricerca (con tutto il materiale e le risorse umane comprese. Forse li era un buon modo di investirli…

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